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Con l’addio definitivo dato al Verona qualche giorno fa, Cassano ha anche annunciato che per lui la carriera nel calcio è terminata. Ha scelto di dire basta con pallone e di stare vicino alla famiglia dal quale starci lontano in questi dieci giorni è stato troppo duro e ha preferito per questo motivo rescindere il contratto con i gialloblu e tornare a casa. E dire che era iniziato tutto con molto entusiasmo e con alcune amichevoli che facevano già sognare i tifosi del verona che con il trio Cerci-Cassano-Pazzini speravano in un campionato da protagonisti. Ma fantantonio negli ultimi giorni ha vissuto male la lontananza dalla famiglia dicendo basta una prima volta per poi cambiare idea nel pomeriggio fino a dire definitivamente stop con il calcio qualche giorno fa, questa volta convinto della scelta.

Una carriera iniziata in maniera splendida con quel gol contro l’Inter nella stagione 1999-00 portandosi il pallone avanti col tacco, poi con la testa ed infine spiazzando Ferron: quel giorno gli italiani conobbero uno dei giocatori più talentuosi degli ultimi anni ma la cui testa purtroppo a volte non andava in direzione parallela con la tecnica. Cassano rimase un’altra stagione con il Bari segnando poco ma dimostrando grandissime qualità e nell’estate del 2001 fu al centro di un asta tra Juventus e la Roma che alla fine la spuntò per 60 miliardi di lire. Le prime annate sono buone con i giallorossi ma con il tempo il rapporto si inclina soprattutto per il rifiuto di Cassano di prolungare il proprio contratto con i giallorossi e inoltre anche alcuni suoi comportamenti come le corna all’indirizzo di Rossetti  per via di un espulsione rimediata durante la partita di Coppa Italia portarono la società giallorossa nel gennaio del 2006 alla clamorosa cessione del giocatore al Real Madrid dove arrivò piuttosto fuori forma tanto che al suo arrivo lo chiamarono subito el Gordito (il grassottello). Il debutto fu spettacolare con un gol alla prima apparizione con i Blancos con cui però per via della forma fisica non trovò molto spazio. L’anno dopo sulla panchina del Real giunse Capello e le cose inizialmente andarono meglio per Cassano fino a quando una televisione non riprese il giocatore che imitava il proprio allenatore con il giocatore che fu messo fuori rosa.

La carriera di Cassano tra gemme e “cassanate”

A fine stagione salutò la Spagna passando alla Sampdoria dove trovò pace per diversi anni disputando le sue migliori stagioni in coppia con Pazzini. Le sue buonissime prestazioni della prima stagione gli valsero la riconferma con la Samp che pagò il riscatto. Ma anche qui non mancarono le “cassanate”: la prima fu dopo un’espulsione in Sampdoria-Torino dove Cassano lanciò al maglia all’arbitro che gli costò cinque giornate di squalifica, poi una lite successiva con mister Del Neri fino al 29 ottobre del 2010 quando litigò con il presidente Garrone, un litigio che lo portò ad esser messo fuori rosa per “comportamento gravemente offensivo e irrispettoso” tenuto nei confronti del presidente. Nel mercato invernale passò al Milan con cui vincerà il suo unico scudetto e nel quale vi resta anche l’anno successivo ma un piccolo problema al cuore lo costringe a star fermo diversi mesi tornando solo ad aprile. A fine stagione passa ai cugini dell’Inter in cambio di Pazzini coloro che fecero sognare la Sampdoria. Resta solo un anno con i nerazzurri per poi passare al Parma con la quale disputa un ottima stagione ma l’anno dopo decide di mettere in mora la società per i mancati pagamenti fino ad arrivare al punto di rescindere il contratto a gennaio.

Ad agosto del 2015 Cassano fa il suo ritorno nella sua amata Sampdoria ma dopo il primo anno il presidente Ferrrero comunica al giocatore che per lui non c’è piu spazio e gli offre un posto da dirigente che lui rifiuta. Viene messo fuori rosa e a gennaio ottiene la risoluzione del contratto. Poi in quest’estate arriva la firma con Verona con cui rimane appena dieci giorni per poi arrivare alla decisione di ritirarsi dal calcio. Cassano sarà per sempre un grande rimpianto del calcio italiano che poteva dare tanto ma che per colpa sua non ha ottenuto risultati importanti. La storia di questo giocatore fa capire ancora una volta che il talento da solo non basta ma che bisogna avere oltre alla tecnica anche la testa altrimenti non si va da nessuna parte, Baggio e Del Piero ne sono due esempi.